Post lungo, me ne scuso in anticipo ma concludiamo il discorso sul web 3.0.
Mentre tutti si scervellano sui risultati sorprendenti (?) delle ultime elezioni, cerco inutilmente in rete una definizione convincente del web 3.0 (o meglio, a prescindere dal numeretto, una definizione valida sui possibili sviluppi della rete). Niente da fare, ancora non è spuntato l’antropologo capace di spiegare il concetto in 5 minuti o in poche righe. Facciamo il punto della situazione e poi proviamo a dare una definizione meno contorta.
L’attenzione degli esperti (o presunti tali) si concentra su 3 punti: lo spazio, il pensiero, il linguaggio.
Lo spazio, ovvero l’evoluzione verso il 3D della rete: un mondo tridimensionale dove vivere e lavorare “normalmente”.
Il pensiero, ovvero la capacità di interagire con la rete in modo umano: il web ci capirà grazie all’intelligenza artificiale (data mining) e deducendo modelli di comportamento dai social network.
Il linguaggio, ovvero la possibilità di parlare con tutti (e con ‘tutto’): ai dati (xml) saranno associate informazioni – metadati – (rdf) rappresentate tramite linguaggi ’semantici’ (ontologie), in modo che l’interrogazione, l’interpretazione e l’elaborazione delle informazioni sia più semplice e più umana (web semantico).
Passando dalla rete dei computer (web 1.0) – attraverso quella delle persone (web 2.0) – alla rete delle cose (web 3.0).
Ma che cosa vuol dire? Che, come tutte le invenzioni di successo che si rispettino, anche il web va verso una normalizzazione (in rete gira più spesso il termine ‘personalizzazione‘): le tecnologie sviluppate negli ultimi anni (e le innovazioni future) permetteranno ad ogni essere umano di fare col web ciò che più gli aggrada. Parlo di ‘esseri umani’ e non di utenti perchè la semplificazione della tecnologia richiederà sempre meno conoscenze tecniche (sarà sufficiente un’alfabetizzazione informatica di base) e usare la rete sarà facile come leggere un giornale.
Bisognerà ’solo’ riconsiderare alcune categorie concettuali che sono già oggetto di ridefinizione: locale vs globale, pubblico vs privato, lavoro vs svago, verticale vs orizzontale, reale vs virtuale, singolo vs gruppo, partecipazione vs fruizione passiva…
E risolvere il problema sempre più evidente del digital divide, garantendo un accesso equo alle tecnologie e alle conoscenze.






Allora? Sei soddisfatta di ciò che hai imparato!?
abbastanza…
sei d’accordo con la definizione o suggerisci altre possibilità?
dai, un po’ di collaborazione
Bhè, le immagini che hai inserito dicono tutto: Il web 3.0 è la fase di internet dove i fruitori possono agirarsi nella rete “consigliati” dallo stesso web che “conosce” i tuoi interessi/gusti… Last FM (che mi pare hai proposto anche tu quì, no?) è un esempio eccellente…
Vorrei sapere cosa ne pensi!
sono d’accordo: questo sembra lo scenario più plausibile.
però mi chiedevo se ci sono possibilità che oggi snobbiamo e potrebbero diventare un domani la normalità…
lo scopriremo solo vivendo
Sai, oggi ci riflettevo: io riesco spesso a trovare delle cose molto interessanti per “sbaglio” che poi mi danno degli stimoli incredibili… Forse si perderebbe qualcosa nel momento in cui internet inizierebbe a darmi solo risultati che hanno come tema l’architettura…
Chissà…
il bello di applicazioni come last-fm è che, funzionando “male”, ti permettono di allargare le tue conoscenze… dobbiamo sperare che i software in beta non migliorino mai?!?
magari inventeranno qualche diavoleria fatta apposta per funzionare male a tratti
[...] qualche tempo fa, non ricordo esattamente dove, ma ce n’è una traccia qui, che il Web 1.0 è una rete di computer, il Web 2.0 una rete di persone, e il Web 3.0 sarà una [...]
[...] Ma siccome siamo troppo avanti, ce ne siamo gia’ stancati e siamo passati al nuovo sbrilluccicoso marchietto: il web 3.0. Ne parlavo in tempi non sospetti in questo post, ormai vecchio di anno: una definizione del web 3.0. [...]