I pregiudizi della limonata: lo scontro di civiltà tra noi e loro

31 01 2008
Per limonata intendo la bevanda che si ottiene dai limoni (sempre meglio puntualizzare).Finchè mi sono limitata a lasciare casa mia (e relativo giardino provvisto di ben 4 piante di limoni) per brevi spostamenti e viaggi di piacere ho avuto ben radicate (stiamo parlando di coltivazioni) le seguenti convinzioni:

  1. che esistesse un’unica varietà di albero appartenente al genere Citrus, che dà frutti due volte l’anno;
  2. che i frutti sono di un giallo intenso, con la buccia spessa e di grandi dimensioni;
  3. che le piante di limoni non avessero necessità di cure particolari (concimi) eccezion fatta per una specie di ‘velo’ dalle maglie fitte per proteggere i fiori e i frutti dal gelo invernale.

Quando mi sono trasferita all’estero per periodi più o meno lunghi ho scoperto l’amara realtà: i supermercati vendono limoni ‘rachitici’ come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piccoli, con la buccia sottile, chimicamente trattati e – si suppone – privi della calda copertura invernale.

Dal confronto tra i ‘nostri’ e i ‘loro’ limoni, ‘loro’ perdevano su tutti i fronti:

  • grandi vs piccoli
  • coperti vs scoperti
  • non trattati vs trattati.

Che lezione trarre dall’amaro conflitto? Come direbbero in modo più complicato i sociologi siamo abituati a considerare le altre culture con gli occhi della nostra: i nostri valori, i nostri modi di vivere, le nostre leggi sono ‘naturalmente’ migliori (così come il patrimonio artistico, i prodotti tipici, le squadre di calcio…). Ma lo sono per davvero o solo perchè ci siamo nati e cresciuti in mezzo?

E costituisce un merito nascere col sole della costiera amalfitana, per limoni ed essere umani?

La mia risposta è no: non autorizza a considerare superiore la propria cultura, anche se preferisco bere il limoncello del mio giardino.

limoni
limoni

limoni


Azioni

Informazione

4 risposte

1 02 2008
PEJA

Io sono sempre stato reazionario alla concezione che vede, data l’affermata globalizzazione delle idee e delle merci, “uguali” gli oggetti delle varie regioni. Io credo profondamente che una diversità tipologica crei una diversità qualitativa. I geni son progettati così in fondo. Con ciò non voglio dire che se un ceppo è storicamente abile in un campo, ma incapace in un altro, non si possa verificare la possibilità che un individuo, una famiglia, un’intera generazione, o più possa cambiare il trend, ma è certo che i limoni amalfitani sono tipologicamente diversi da quelli di, non so, Firenze, per non spostarci nella bassa Francia o altro…
Per la cultura ovviamente è diverso il discorso: quella è più facile da condividere. Ma sono molto legato ad una concezione “glocal”…

1 02 2008
fiorelladenicola

sono anch’io favorevole alla diversità, temo però quel ‘qualitativo’ che muta facilmente in ’superiore’.
se amalfi ha i limoni, firenze ha la bistecca, la francia i formaggi e, per fortuna, ogni luogo ha i suoi prodotti tipici da valorizzare.
è che si parte dalla quotidianità, e quindi anche da ciò che si mangia, per condividere sistemi di pensiero e valori più complessi.
qualcuno diceva che siamo quello che mangiamo…

5 12 2008
controreazioni

A Reggio Calabria son più grandi
Comunque adesso c’è anche un film su giardini di limoni e scontri di civiltà, lo abbiamo commentato su http://controreazioni.wordpress.com/

5 12 2008
fiorelladenicola

siam sicuri che siano limoni e non cedri?
vedere, vedere… :-)

se riesco, andrò al cinema per vedere come sono quelli israelo-palestinesi ;-)

Lascia un commento