- che esistesse un’unica varietà di albero appartenente al genere Citrus, che dà frutti due volte l’anno;
- che i frutti sono di un giallo intenso, con la buccia spessa e di grandi dimensioni;
- che le piante di limoni non avessero necessità di cure particolari (concimi) eccezion fatta per una specie di ‘velo’ dalle maglie fitte per proteggere i fiori e i frutti dal gelo invernale.
Quando mi sono trasferita all’estero per periodi più o meno lunghi ho scoperto l’amara realtà: i supermercati vendono limoni ‘rachitici’ come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Piccoli, con la buccia sottile, chimicamente trattati e – si suppone – privi della calda copertura invernale.
Dal confronto tra i ‘nostri’ e i ‘loro’ limoni, ‘loro’ perdevano su tutti i fronti:
- grandi vs piccoli
- coperti vs scoperti
- non trattati vs trattati.
Che lezione trarre dall’amaro conflitto? Come direbbero in modo più complicato i sociologi siamo abituati a considerare le altre culture con gli occhi della nostra: i nostri valori, i nostri modi di vivere, le nostre leggi sono ‘naturalmente’ migliori (così come il patrimonio artistico, i prodotti tipici, le squadre di calcio…). Ma lo sono per davvero o solo perchè ci siamo nati e cresciuti in mezzo?
E costituisce un merito nascere col sole della costiera amalfitana, per limoni ed essere umani?
La mia risposta è no: non autorizza a considerare superiore la propria cultura, anche se preferisco bere il limoncello del mio giardino.





Io sono sempre stato reazionario alla concezione che vede, data l’affermata globalizzazione delle idee e delle merci, “uguali” gli oggetti delle varie regioni. Io credo profondamente che una diversità tipologica crei una diversità qualitativa. I geni son progettati così in fondo. Con ciò non voglio dire che se un ceppo è storicamente abile in un campo, ma incapace in un altro, non si possa verificare la possibilità che un individuo, una famiglia, un’intera generazione, o più possa cambiare il trend, ma è certo che i limoni amalfitani sono tipologicamente diversi da quelli di, non so, Firenze, per non spostarci nella bassa Francia o altro…
Per la cultura ovviamente è diverso il discorso: quella è più facile da condividere. Ma sono molto legato ad una concezione “glocal”…
sono anch’io favorevole alla diversità, temo però quel ‘qualitativo’ che muta facilmente in ’superiore’.
se amalfi ha i limoni, firenze ha la bistecca, la francia i formaggi e, per fortuna, ogni luogo ha i suoi prodotti tipici da valorizzare.
è che si parte dalla quotidianità, e quindi anche da ciò che si mangia, per condividere sistemi di pensiero e valori più complessi.
qualcuno diceva che siamo quello che mangiamo…
A Reggio Calabria son più grandi
Comunque adesso c’è anche un film su giardini di limoni e scontri di civiltà, lo abbiamo commentato su http://controreazioni.wordpress.com/
siam sicuri che siano limoni e non cedri?
vedere, vedere…
se riesco, andrò al cinema per vedere come sono quelli israelo-palestinesi