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parole, pubblicità

Lo scrittore moderno: il copywriter, per gli amici ‘copy’

Gira voce che la pubblicità da qualche anno ha sostituito la poesia, rubandole capacità di evocazione, gusto per il paradosso, costruzione di mondi fantastici e distruzione di pregiudizi sociali.

Come sia riuscita a rendere memorabili e proverbiali slogan che passano dal rustico ‘L’uomo del monte ha detto sì’ al fascinoso ‘No Martini, no party’ è un mistero su cui si potrebbe scrivere un bel romanzo giallo.

Ma nemmeno gli scrittori negli ultimi tempi godono di ottima salute. Chi sono allora i nuovi poeti? I copy.

Il copywriter, per gli amici ‘copy’, è l’essere umano addetto a scrivere testi e slogan per le pubblicità.

Non è, come potrebbe suggerire l’inglese malandrino, colui che scrive copiando da altri (anche se…) ma l’eroe che sottrae la lingua italiana al ‘logorio della vita moderna’, camminando sul filo sottile della creatività.

Vent’anni fa a Milano cercavano così un ‘vero copywriter’:

Cerchiamo un vero Copywriter
 
Questa è una grossa occasione per qualcuno di molto speciale.
Qualcuno che capisca davvero cosa vuol dire
lavorare professionalmente in pubblicità.

Abbiamo parecchio da offrire.
Ma abbiamo esigenze precise e severe.

Che cosa chiediamo

Per noi un copywriter non è un giocatore di parole o un inventore di fantasie gratuite.

È qualcuno che sa scrivere molto bene in italiano. Un italiano chiaro, semplice, vivo; mai manieristico o inutilmente goliardico.

Come tutti coloro che hanno vere capacità creative, è un pignolo. Prima di metter mano a una campagna vuol sapere tutto sul mercato, sul prodotto, sul consumatore.

Nella realizzazione, cura minuziosamente tutti i dettagli.

Ama parlare con la gente, verificarsi direttamente con il pubblico. Diffida delle ricerche se sono troppo schematiche, troppo astratte o troppo astruse.

Crede nel nostro mestiere, lo prende sul serio, si impegna a fondo. Si diverte a farlo bene.

È malato di inguaribile curiosità. Vuol sapere che cosa c’è di nuovo nella testa della gente.

Difende con chiarezza le sue idee, ma sa anche ascoltare. Sa che nel nostro lavoro chi smette di imparare diventa presto inutile.

È un buon compagno di lavoro. Rispetta i suoi colleghi in tutti i reparti dell’agenzia e si fa rispettare da loro.

Sorride spesso. Riesce a mantenere il huonumore anche quando un regista sbaglia una ripresa o un cliente rifiuta una proposta.

Non si accontenta mai della mediocrità.

Che cosa offriamo

Ciò che offriamo è l’occasione di lavorare in un’agenzia brava e seria che basa il suo successo esclusivamente sulle sue capacità professionali.

Un’agenzia aperta, pulita, senza giochi di corridoio e senza inutili burocrazie.

Un’agenzia in rapida crescita. Chi entra oggi sarà domani uno dei “fondatori”, uno del nucleo centrale.

Farà ancora in tempo a vivere l’esperienza faticosa e stimolante degli inizi.

Sarà a stretto contatto con tutti, dal fattorino al presidente.

Si troverà in un gruppo di professionisti di prim’ordine, e in un sistema internazionale fra i più forti, dinamici e avanzati del mondo.

Lavorerà per clienti importanti, esigenti e qualificati. Clienti che lo costringeranno ad approfondire, a verificare; e poi gli metteranno a disposizione grossi investimenti perché le sue campagne abbiano il respiro che meritano.

Lavorerà fra persone simpatiche, oneste, intelligenti, unite dall’entusiasmo del successo.

Lavorerà molto. Ma raramente il sabato, la domenica o la sera tardi.

Riceverà anche un gradevole stipendio, in relazione alla sua capacita ed esperienza, con possibilità di crescere. Ma non sarà l’immediato guadagno il suo motivo principale per venire da noi.

Una persona con il talento che cerchiamo ha probabilmente la possibilità di guadagnare di più altrove, magari sacrificando qualcosa della sua professionalità.

Cerchiamo un vero professionista: uno che sta bene solo in mezzo ai suoi simili.

Aspettiamo una lettera

Chi e interessato e crede di avere tutte le qualità che cerchiamo, per favore non ci telefoni. Ci scriva. La “lettera di vendita” che riceveremo sarà il primo strumento di scelta.

Nota:

Abbiamo detto “un” copywriter; ma se ne troviamo due, tanto meglio.

Abbiamo detto “un” copywriter, ma naturalmente se è “una” non fa alcuna differenza.

Abbiamo detto un “copywriter”, ma ci interessa anche un art director se ha capacità concettuali (non solo grafiche) e se corrisponde al profilo che abbiamo descritto.

Non abbiamo precisato il livello di esperienza. È intenzionale. Ci può interessare sia una persona di alto livello, sia chi ha esperienza più breve, purché sia della specie giusta.

 Direttamente da un annuncio affisso sui muri milanesi e da Gandalf.

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Discussione

4 pensieri su “Lo scrittore moderno: il copywriter, per gli amici ‘copy’

  1. Per far recuperare terreno alla poesia dovremo ispirarci al perfetto mondo del consumo, allora… :)

    ciao

    Apolide

    Pubblicato da apolide | 17/10/2007, 20:48
  2. Ormai siamo quello che consumiamo. E se ci danno un po’ poesia compresa nel prezzo è molto meglio. O no? :-)

    Complimenti per il tuo blog, molto interessante e ben scritto ;-)

    Pubblicato da fiorelladenicola | 18/10/2007, 15:23
  3. Ci sono tre problemi di fondo, almeno nel settore che io pratico a livello dilettantistico, ovvero la poesia.

    1) Il linguaggio di molti, dei più che è obsoleto. Si trovano, in parecchie composizioni, termini che appaiono davvero datati.
    La nostra lingua ha subito, negli ultimi vent’anni soprattutto, un massivo ingresso di neologismi di area anglosassone che non sono ancora stati metabolizzati a dovere.
    Questo non è un buon motivo per ignorarli, anzi ci si dovrebbe rimboccare le maniche e darsi da fare… ovvio che è difficile. Ma dal mio punto di vista, dovremmo abituarci a vedere sempre più “tronche” di derivazione straniera, nel nostro lessico.

    2) L’immaginario di chi scrive oggi latita, molto spesso… Per carità, ci sono delle penne eccelse che quando le leggi ti fanno venire i brrividi nella schiena, ma per conquistare le masse di giovani lettori di oggi, tutti veloci, tutti che copincollano imput da qui e da lì, bisognerebbe rifuggire le tematiche troppo intimistiche, e cercare di avvicinarsi al loro mondo.
    Scienza e tecnologia devono diventare fonti di ispirazione, come anche il patinato mondo della pubblicità cui fai riferimento tu.
    Ma attenzione: non si tratta di vendere un prodotto, ma delle idee: una linea di ricerca potrebbe essere quella di fornire spunti critici di lettura e interpretazione della realtà, utilizzando in modo creativo la fascination delle immagini. O svelandone i turpi sottintesi… C’è troppo consumo, oggi, di tutto. E questo erode troppo i valori. Non che io sia per una didascalicità senza se e senza ma dell’arte, però…

    3) Il media letterario morde la corda, intrappolato nella statica griglia di caratteri che lo vanno a definire. io rifuggo la prosa anche per questo. la poesia è più diretta, a patto che abbia la capacità di proporre una vera sintesi, in poche righe. Quella odierna è la civiltà dell’immagine, immediata, consumabile senza sforzo. Anche commistioni polimediali di diverse arti, potrebbero costituire una soluzione al problema. (IMHO).

    ciao, e grazie della visita. Sono su col mio blog da un mese e mezzo, su WP. Lieto di esserti piaciuto.

    Apolide

    Pubblicato da apolide | 18/10/2007, 16:46
  4. Discorso lungo e complicato, quello sulla poesia e, più in generale, sulla possibilità di fare letteratura oggi.

    Sono d’accordo con te e aggiungo che ci vorrebbe un po’ più di rispetto per chi coraggiosamente continua a leggere anche nell’era della comunicazione per immagini, meno produzione e più qualità, critici meno snob, più attenzione nei confronti dei media non tradizionali e più rispetto per le parole.

    Noi, nel nostro piccolo, facciamo il possibile ;-)

    Pubblicato da fiorelladenicola | 19/10/2007, 19:06

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